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Un approccio integrato al tema dell’alimentazione e della nutrizione

L’anno appena trascorso ha posto nuove sfide e molte incognite che siamo tutti chiamati ad affrontare. Per chi, come la Fondazione Comitans, crede che sia importante avere uno sguardo ampio sui problemi e crede nella necessità di affrontarli in maniera interdisciplinare e co-partecipata, avviare il progetto “Primi mille Giorni” è stato un modo per cominciare a dare alcune risposte.

Il 26 novembre scorso abbiamo avuto il piacere di ospitare, all’interno dell’incontro virtuale “Intrecciamo i nostri saperi“, varie personalità del mondo della ricerca scientifica, del sociale, del mondo accademico e dell’agroalimentare. Pur nella diversità degli interventi, è emersa l’importanza cruciale dei primi mille giorni come tappa fondamentale dello sviluppo del bambino. Tale sviluppo, non può avvenire in maniera ottimale se non è inserito in un percorso virtuoso di sostenibilità ad ampio raggio. In particolare, è stato sottolineato l’impatto che alimentazione e nutrizione hanno sulla salute, anche futura, del bambino. Da qui, nasce, quindi, la necessità di promuovere sistemi agroalimentari sostenibili, i cui benefici creino le condizioni per tutti di un’alimentazione e di un ambiente sano e salutare.

Il microbioma, ovvero l’insieme di batteri e microorganismi presenti nel nostro intestino, riveste una funzione chiave per la nostra salute, essendo intimamente legato alle funzioni metaboliche, a quelle intestinali, cerebrali ed alla risposta immunitaria del nostro organismo. Per questa ragione, i primi mille giorni di vita sono il periodo in cui è possibile massimizzare gli effetti positivi della prevenzione primaria.

Negli ultimi decenni, stiamo assistendo all’aumento delle malattie non trasmissibili, alla cui base sono spesso processi infiammatori di vario tipo, che dipendono tra l’altro da fattori come: lo stile di vita, l’alimentazione e l’ambiente circostante. Richiamando la nota immagine della piramide alimentare, ci rendiamo conto che gli alimenti che andrebbero consumati in maggiore quantità sono anche quelli con minor impatto ambientale (essendo di origine vegetale), mentre quelli ad alto impatto ambientale sono anche quelli che andrebbero consumati con moderazione (ossia quelli di origine animale).

Un sistema alimentare sostenibile è in grado di garantire sicurezza alimentare e nutrizione, conservando l’ambiente e le risorse ambientali in esso presenti anche per le generazioni di domani, senza compromettere fin da oggi economia e società. Diventano, quindi, elementi fondamentali la biodiversità, l’agroecologia, la disponibilità e l’accessibilità per i consumatori oltre a tutti gli aspetti, non solo nutrizionali, ma anche ambientali, economici, sociali, culturali della produzione e della distribuzione.

Produzione e consumo sono strettamente legati ed incidono una sull’altro. Promuovere un approccio integrato ed interdisciplinare al tema dell’alimentazione e della nutrizione significa incidere non solo sul cibo prodotto e distribuito ma anche sulla conoscenza di ciò che portiamo sulle nostre tavole, come consumatori consapevoli. In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo è ancor più evidente come l’accessibilità ad un cibo sano e nutriente non sia alla portata di tutti. Soprattutto, non lo è per quella parte di popolazione che si trova a vivere in situazioni di difficoltà disagio economico e sociale.

Proprio per questo, mettere in comunicazione le tre sfere della ricerca, del sociale e dell’agroalimentare ci permette di affrontare in maniera integrata e più incisiva le questioni in gioco. Il 10 dicembre abbiamo avviato un percorso di coprogettazione insieme a diverse realtà provenienti da queste tre sfere, che condividono la visione di un approccio di sistema. Abbiamo definito due priorità principali:

  1. generare empowerment, basandoci sulla conoscenza fornita dalla ricerca,
  2. rendere accessibile e disponibile cibo ad alto valore nutrizionale, in primis alle mamme e bambini in condizioni di vulnerabilità, tenendo come obiettivi trasversali di progetto equità e sostenibilità (ambientale, sociale ed economica).

Con gli enti di ricerca, fondazioni di comunità, aziende, associazioni e cooperative che hanno aderito, torneremo ad incontrarci il 21 gennaio per continuare a delineare il cammino del progetto Primi mille giorni.

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Giorgio, volontario CARITAS

Mi chiamo Giorgio, ho 75 anni. Vengo alla Caritas da circa 2 anni perché sono un pensionato e ho del tempo a disposizione. Mi piace occuparmi di mettere in ordine i prodotti che arrivano e fare in modo che tutto funzioni. Si rivolgono a noi tante donne, non solo straniere. Forse ultimamente devo dire che le italiane mi sembrano aumentate. Mi piace essere cordiale, far sentire le persone a proprio agio. Prima non mi preoccupavo molto di cosa le persone si portassero via, perché ho sempre pensato che era bello che potessero andare via con il sacchetto pieno. Solo ora, da quando Fondazione Comitans ci ha chiesto di usare l’app Nutridono per comporre i pacchi, ci sto davvero guardando dentro. Mi sto rendendo conto che il “cibo spazzatura”, quello per intenderci che tutti dovremmo limitare per rimanere in salute, qui da noi invece abbonda. Io non mi sono mai chiesto perché e adesso invece sono disorientato. Prima ero felice di fare del bene, adesso sono un po’ frustrato perché mi accorgo che non è un bene completo, che si potrebbe fare di più.

Angela e l’emporio solidale

Mi chiamo Angela, vivo a Roma nel quartiere Tor Bella Monaca. Ho due figli, Andrea di 10 anni e Luca di 1. Mio marito ha un lavoro saltuario, fa il muratore in una ditta che lo chiama quando c’è bisogno e io faccio le pulizie tutte le mattine da una signora alla Garbatella. Purtroppo con tutte le spese, l’affitto e il costo della vita, spesso alla fine del mese i soldi sono finiti e sono costretta a rivolgermi alla Caritas. All’inizio mi vergognavo molto, ma il bene dei miei figli mi ha fatto andare oltre. All’emporio solidale poi è come fare la spesa in un piccolo supermercato, solo che al posto che pagare con i soldi uso una tessera a punti. È meno umiliante di una mensa e non mi fa sentire tanto diversa da una mamma che va a fare la spesa. Andrea si diverte molto a capire con i punti che abbiamo a disposizione che cosa riusciamo a prendere dagli scaffali. Merendine e biscotti, quelli sono sempre in abbondanza e li porti via con pochi punti, ma non posso mettere a tavola merendine o panettoni (dopo Natale i panettoni riempiono tutti gli scaffali!). Sono molto grata per l’aiuto che l’emporio mi dà, ma certo se potessi scegliere non sono queste le cose che vorrei mettere nel carrello: l’olio non c’è quasi mai, e quando c’è costa davvero tanti punti, e allora devo preferire altro, ma anche i cereali ci sono pochissimo o i legumi. Fresco e verdure? No, quelle non le ho mai viste, credo proprio che non sia possibile averle!

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Attualmente non esistono dati oggettivi e certi sulla qualità nutrizionale e sull'adeguatezza degli alimenti forniti dalle organizzazioni caritative. I volontari intervistati, tra i partner della Fondazione Comitans ETS, hanno sottolineato la mancanza generale di cibo nutrizionalmente appropriato per madri e neonati e in generale per famiglie con bambini piccoli. Esattamente quel gruppo di individui che maggiormente necessiterebbe di una nutrizione sana, anche per diminuire il rischio dello sviluppo futuro di malattie non trasmissibili (malattie cardiovascolari, diabete, cancro tra le più comuni).

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Caritas diocesana di Roma

La Caritas diocesana di Roma è un organismo pastorale istituito dal Vescovo al fine di promuovere la carità nelle Parrocchie e nelle comunità in tutte le sue forme. Fondata nel 1979 da monsignor Luigi Di Liegro per volontà del Cardinale vicario Ugo Poletti, la Caritas è espressione dell’impegno della Chiesa di Roma nella testimonianza di solidarietà verso le persone svantaggiate, per lo sviluppo dell’uomo, la giustizia sociale e la pace.
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