Con il Progetto Primi 1000 Giorni abbiamo scelto di lavorare su 3 sfere principali (ricerca, sociale ed agroalimentare), inserite all’interno di un approccio di sistema basato in primis sulla condivisione di conoscenze, coprogettazione e valori comuni.

Per quanto riguarda la prima sfera, la Fondazione sostiene un progetto di ricerca in collaborazione con l’Unità di Gastroenterologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, attraverso una borsa di dottorato triennale. Oggetto dello studio è il microbiota, ovvero la composizione della flora batterica intestinale, ed i cambiamenti ad esso connessi (dovuti a fattori esterni quali l’allattamento, lo svezzamento, la somministrazione dei fermenti lattici e antibiotici), proprio nei primi mille giorni di vita.

Nella sfera del sociale, invece, stiamo coinvolgendo enti ed associazioni che si occupano di famiglie in difficoltà, con un occhio attento alle donne in gravidanza e alle neomamme che vivono in condizioni di povertà o emarginazione, per accompagnarle verso una consapevolezza più approfondita di quelli che sono i nutrienti che fanno bene a loro e ai loro figli. Procederemo con una mappatura dell’esistente, con l’intento di fotografare la realtà attuale nella distribuzione di risorse alimentari alle famiglie dei nostri partner e capire qual è l’apporto nutrizionale dei prodotti che arrivano sulle mense o nelle case dei soggetti più vulnerabili. Senza dimenticare che sarà importante comprendere anche quali siano i bisogni individuali, adattando il cibo alle loro esigenze quotidiane (anche dal punto di vista culturale e sociale oltre che nutrizionale). Questo ci servirà per fissare la rotta successiva, per fare in modo che mamme e bambini ricevano quello di cui realmente hanno bisogno, non soltanto le eccedenze che il sistema mette a disposizione.

Per la sfera dell’agroalimentare, infine, stiamo dialogando con enti, cooperative e aziende agricole che lavorino adottando un approccio ecosostenibile alle risorse ambientali, dalla produzione alla distribuzione, passando per la valorizzazione stessa del lavoro agricolo. Siamo convinti, infatti, che il cibo debba avere un impatto positivo non solo su chi lo consuma ma anche su chi lo produce. Per questo guardiamo all’agroecologia e all’agricoltura sociale. Mettere al centro l’ambiente, valorizzare il territorio, puntare sulle conoscenze e caratteristiche locali, mettendo in rete esperti, agricoltori, giovani e persone in svantaggio sociale.

È importante sottolineare che nel nostro approccio di sistema, le 3 sfere non sono separate ma concorrono fornire conoscenza e rafforzare le attività una dell’altro. Come, ad esempio, nel caso dello studio del microbiota di cui parlavamo all’inizio. Oltre agli studi realizzati in laboratorio nell’ambito della borsa di dottorato, insieme ai partner del sociale e dell’agroalimentare vogliamo realizzare uno studio sulla composizione del microbiota umano (legato ad una dieta biologica) e di quello del suolo (legato alla produzione biologica).

In questo inizio 2021 abbiamo cominciato a coprogettare con i diversi gruppi di fattibilità legati alle 3 sfere: in questi incontri, continuiamo a costruire il cammino verso l’empowerment e l’accessibilità a quello che consideriamo un cibo di valore.

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