Il diritto al cibo oltre la logica dell’eccedenza
Per decenni, di fronte alla crescita della popolazione globale (oggi di circa 8,2 miliardi di persone) e alle cicliche crisi alimentari, la risposta è stata soprattutto quella di produrre più cibo. Eppure, nel mondo si produce già cibo a sufficienza per nutrire tutti, mentre una parte consistente degli alimenti prodotti non arriva mai sulle nostre tavole. Per questo, aumentare la produzione non basta. Occorre spostare, anche, l’attenzione su come il cibo viene conservato, trasportato e distribuito, riconoscendo che il problema non riguarda solo la quantità di cibo disponibile ma anche quali alimenti riusciamo a preservare e a chi siamo in grado di garantirli.
Secondo le stime della FAO (2019), circa il 13% del cibo prodotto nel mondo viene perso dopo la raccolta e prima di arrivare nei negozi. L’UNEP (2024) stima che un ulteriore 19% del cibo disponibile per i consumatori viene sprecato nei negozi, nella ristorazione e nelle nostre case (dove si concentra ben il 60%di questo spreco). Tutto questo accade mentre milioni di persone soffrono la fame o non hanno accesso regolare a cibo sufficiente e adeguato.
Le cause delle perdite cambiano lungo la filiera. Un raccolto può deteriorarsi perché mancano magazzini adatti o sistemi di refrigerazione; un alimento può essere scartato durante la vendita o dimenticato nel frigorifero di casa. Se aumentiamo la produzione senza affrontare questi problemi, rischiamo di aumentare anche la quantità di cibo che va perduta.
Non solo, sprecare cibo significa sprecare anche le risorse usate per produrlo: acqua, suolo, energia e lavoro. Significa inoltre aumentare inutilmente la pressione sull’ambiente e sulla biodiversità. Si stima che perdite e sprechi alimentari siano responsabili del 10% delle emissioni globali di gas serra (FAOSTAT, 2025). Ridurli è quindi un modo concreto per usare meglio le risorse che abbiamo già impiegato.
Recuperare il cibo prodotto in eccesso è utile, ma non basta. Dobbiamo anche chiederci perché si producano eccedenze e come evitarle. L’obiettivo dovrebbe essere produrre cibo per nutrire le persone, senza destinare inutilmente risorse ad alimenti che andranno poi perduti.
Questa riflessione riguarda anche gli aiuti alimentari. Il recupero delle eccedenze alimentari viene spesso presentato come una risposta allo spreco ma nasconde un profondo cortocircuito: se l’assistenza alle persone in difficoltà si fonda in modo permanente sui surplus del mercato, il cibo in eccesso smette di essere visto come un problema da prevenire e diventa una risorsa ritenuta “necessaria”. Garantire il diritto al cibo, è tuttavia anche una questione di dignità e non solo di semplice redistribuzione. Chi vive una situazione di difficoltà dovrebbe poter accedere ad alimenti sani, nutrienti e adatti alla propria cultura alimentare, non dipendere soltanto da ciò che resta invenduto.
Recuperare le eccedenze è utile, ma occorre anche intervenire sulle cause che le producono affinché venga sprecato sempre meno cibo. Questo significa programmare meglio la produzione, gestire le scorte e migliorare la conservazione degli alimenti lungo tutta la filiera in un’ottica circolare.
Recuperare cibo è un’importante pratica di contrasto allo spreco. Evitare che diventi un’eccedenza lo è ancora di più.
