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La complessa interazione tra allattamento, dieta e modulazione del microbiota intestinale

Il 25 marzo si è tenuto il Convegno online “I primi mille giorni di vita. La complessa interazione tra allattamento, dieta e modulazione del microbiota intestinale”, promosso dal Servizio di Gastroenterologia Funzionale e Microbiota, UOS di pediatria dell’Università Campus Bio-medico – UCBM, in collaborazione con la Fondazione Comitans e con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

La collaborazione tra questi tre enti non è casuale: come ha ricordato il rettore Prof. Raffaele Calabrò, l’Università Campus Bio-medico, l’Ospedale Bambino Gesù e Comitans sono realtà che credono soprattutto nella ricerca, nella formazione e nella scienza per la persona, più che nella scienza per la scienza.

Grazie alla borsa di dottorato promossa dalla Fondazione Comitans, la D.ssa Giulia Rocchi si avvarrà della collaborazione di lunga data tra UCBM e l’Unità di Parassitologia e del Microbioma Umano del Bambino Gesù per portare avanti il suo progetto di ricerca sull’impatto dei determinanti pre e post-natali nell’evoluzione e modulazione del microbiota intestinale infantile nei primi mille giorni. La D.ssa Rocchi studierà le variabili endogene ed esogene che influiscono sullo sviluppo del bambino, a partire proprio dallo studio del microbiota intestinale.

I primi mille giorni di vita (dal concepimento ai due anni di vita) sono il tempo necessario a far sì che il microbiota intestinale si sviluppi appieno e costituiscono una finestra di enorme plasticità epigenetica, ovvero sono in grado di influenzare lo sviluppo futuro del bambino. Proprio per il ruolo centrale che il microbiota intestinale ricopre per tutta la vita (a livello della sua composizione, fisiologia ed attività), la D.ssa Lorenza Putignani, Responsabile dell’Unità di Parassitologia e del Microbioma Umano, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che da anni si occupa della materia, ha ricordato l’importanza di rafforzare altresì la conoscenza nella transizione dall’età pediatrica a quella adulta, tramite la condivisione di dati e studi per la creazione di biobanking digitale.

Si rende sempre più necessario sviluppare una visione sistemica per riuscire a comprendere questi fenomeni e agire in modo adeguato. Cecilia Bartolucci, presiedente Comitans, ha ricordato come la medicina ormai tenda ad applicare un approccio definito “delle 4 P”. Sappiamo infatti che i primi mille giorni sono un momento fondamentale nella tappa della crescita da cui dipenderanno gli esiti futuri (Predizione) e che ci permettono quindi di agire iniziando dalla Prevenzione, tenendo conto della Personalizzazione degli interventi (sia a livello individuale che a seconda delle caratteristiche del gruppo di appartenenza) e della Partecipazione personale e sociale perché questo costituisce anche il maggior momento di empatia ed interesse da parte dei genitori. Un buon inizio, un inizio sano, è il mattone fondamentale della prevenzione.

Come ha ricordato il Prof. Petro Ferrara, Responsabile dell’Unità di Pediatria dell’UCBM, il microbiota intestinale è stato definito un superorgano, il cui equilibrio assicura la nostra salute. Esiste un’interazione profonda tra il microbiota del neonato e l’allattamento al seno. Il latte materno non solo è l’alimento più idoneo per il neonato, essendo dinamico (è in grado di modificarsi a seconda delle esigenze del bambino), è sano, sicuro, economico ed ecocompatibile. Ma costituisce anche e soprattutto una lezione pedagogica: è cura e presa in carico.

Il latte materno è ricco di oligosaccaridi, composti probiotici naturali, che stimolano la crescita di ceppi specifici del microbiota intestinale infantile. Non essendo sterile, il latte materno da un imprinting importantissimo al neonato, proprio perché riesce a modularne il microbiota. È ormai noto come molte malattie croniche o disturbi nella vita adulta abbiano in comune scelte non sempre corrette effettuate nei primi mille giorni.

Nell’intervento della Dr.ssa Sara Emerenziani, Responsabile dell’Unità di Nutrizione Clinica dell’UCBM, oltre a ribadire l’importanza dei primi mille giorni come la finestra d’opportunità principale per la salute dell’individuo, è stato ricordato come l’alimentazione sia strettamente collegata anche allo stile di vita. È per questa ragione che la dieta mediterranea è considerata la migliore, dato che unisce ad un’alimentazione sana ed equilibrata anche corretti stili di vita. Osservando la Piramide alimentare transculturale, possiamo notare come nessun elemento sia escluso, bensì vada assunto in maniera oculata. Accanto all’importanza di COSA mangiamo, non dobbiamo dimenticare COME mangiamo: i bambini ci guardano, imparano da noi. La tendenza attuale di imboccare i bambini passivamente, magari davanti ad uno schermo, impedisce ai piccoli di rilevare il senso di sazietà, di capire cosa stanno mangiando. L’elemento della convivialità a tavola fa parte dello stile di vita della dieta mediterranea: alimentarsi è condivisione non solo somministrazione/assunzione di cibo.

Per questa ragione, è importante fare formazione ai futuri ed ai neogenitori su tutti questi aspetti. Non solo, quindi, sull’importanza di alimentarsi correttamente, bere tanta acqua, evitare l’abuso di sostanze, fare sport ma anche riscoprire l’importanza della socialità e della relazione con i bambini, con gli altri, con l’ambiente e, in questo caso, con il cibo.

Sia il progetto di ricerca presentato dalla D.ssa Giulia Rocchi che quello di Marta Cioffi, laureanda del Corso Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana all’UCBM (con un’interessante proposta di tesi sperimentale sull’educazione alimentare nei nidi) sottolineano l’importanza di considerare nella loro globalità ed interazione alimentazione, ambiente e stile di vita.

È proprio in quest’ottica che Cecilia Bartolucci ha sollecitato ricercatori e studenti a guardare sempre oltre, ponendo domande sia a sé stessi che agli altri, cercando punti d’incontro fra indagine scientifica e realtà sociale. Adottando quello che possiamo definire un approccio a T, dobbiamo sia far spaziare il nostro sguardo intorno a noi che indagare a fondo i fenomeni di cui ci occupiamo, in modo da abbracciare la complessità delle diverse prospettive che compongono le sfide sociali che vogliamo affrontare.

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Mi chiamo Giorgio, ho 75 anni. Vengo alla Caritas da circa 2 anni perché sono un pensionato e ho del tempo a disposizione. Mi piace occuparmi di mettere in ordine i prodotti che arrivano e fare in modo che tutto funzioni. Si rivolgono a noi tante donne, non solo straniere. Forse ultimamente devo dire che le italiane mi sembrano aumentate. Mi piace essere cordiale, far sentire le persone a proprio agio. Prima non mi preoccupavo molto di cosa le persone si portassero via, perché ho sempre pensato che era bello che potessero andare via con il sacchetto pieno. Solo ora, da quando Fondazione Comitans ci ha chiesto di usare l’app Nutridono per comporre i pacchi, ci sto davvero guardando dentro. Mi sto rendendo conto che il “cibo spazzatura”, quello per intenderci che tutti dovremmo limitare per rimanere in salute, qui da noi invece abbonda. Io non mi sono mai chiesto perché e adesso invece sono disorientato. Prima ero felice di fare del bene, adesso sono un po’ frustrato perché mi accorgo che non è un bene completo, che si potrebbe fare di più.

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Mi chiamo Angela, vivo a Roma nel quartiere Tor Bella Monaca. Ho due figli, Andrea di 10 anni e Luca di 1. Mio marito ha un lavoro saltuario, fa il muratore in una ditta che lo chiama quando c’è bisogno e io faccio le pulizie tutte le mattine da una signora alla Garbatella. Purtroppo con tutte le spese, l’affitto e il costo della vita, spesso alla fine del mese i soldi sono finiti e sono costretta a rivolgermi alla Caritas. All’inizio mi vergognavo molto, ma il bene dei miei figli mi ha fatto andare oltre. All’emporio solidale poi è come fare la spesa in un piccolo supermercato, solo che al posto che pagare con i soldi uso una tessera a punti. È meno umiliante di una mensa e non mi fa sentire tanto diversa da una mamma che va a fare la spesa. Andrea si diverte molto a capire con i punti che abbiamo a disposizione che cosa riusciamo a prendere dagli scaffali. Merendine e biscotti, quelli sono sempre in abbondanza e li porti via con pochi punti, ma non posso mettere a tavola merendine o panettoni (dopo Natale i panettoni riempiono tutti gli scaffali!). Sono molto grata per l’aiuto che l’emporio mi dà, ma certo se potessi scegliere non sono queste le cose che vorrei mettere nel carrello: l’olio non c’è quasi mai, e quando c’è costa davvero tanti punti, e allora devo preferire altro, ma anche i cereali ci sono pochissimo o i legumi. Fresco e verdure? No, quelle non le ho mai viste, credo proprio che non sia possibile averle!

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Caritas diocesana di Roma

La Caritas diocesana di Roma è un organismo pastorale istituito dal Vescovo al fine di promuovere la carità nelle Parrocchie e nelle comunità in tutte le sue forme. Fondata nel 1979 da monsignor Luigi Di Liegro per volontà del Cardinale vicario Ugo Poletti, la Caritas è espressione dell’impegno della Chiesa di Roma nella testimonianza di solidarietà verso le persone svantaggiate, per lo sviluppo dell’uomo, la giustizia sociale e la pace.
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