Maura Gancitano, filosofa, scrittrice e fondatrice del progetto “Tlon”, risponde alle nostre domande sul tema del pensiero critico dal punto di vista di chi si occupa di filosofia, formazione ed educazione.

 

 

Che cosa si intende con “pensiero critico”? 

Il pensiero critico è la capacità di mettere punti interrogativi davanti alle cose, quindi di “darsi torto” rispetto alla propria descrizione del mondo e della realtà. Non ha a che fare con l’esprimere giudizi, ma con la facoltà del giudizio, cioè la capacità di valutare i fatti dopo averli conosciuti. Oggi il pensiero critico è estremamente importante, perché siamo spinti ossessivamente a confermare la nostra descrizione del mondo, le nostre idee sulle cose che ci circondano, i nostri dogmi e i nostri pregiudizi. E questo è valido a tutti i livelli, quindi anche se abbiamo dei titoli di studio rischiamo di cadere in questa trappola, magari in altre materie che non conosciamo.
Questo momento storico è importante perché ci troviamo a confrontarci con fenomeni globali, e ciò avverrà sempre più nei prossimi anni. Per questo è importante mettere questi punti interrogativi e cercare di approfondire gli argomenti, cercando fonti autorevoli. Il pensiero critico ha a che fare con il giudizio, il discernimento, la capacità di distinguere tra fonti superficiali, che non spiegano i fatti e non forniscono strumenti, fonti approfondite, che invece stimolano il fruitore e gli forniscono tali strumenti. Attraverso il pensiero critico l’essere umano passa dalla doxa,cioè  l’opinione intesa come prima reazione che si ha di fronte a qualcosa, all’epistéme, cioè l’opinione come conoscenza approfondita, documentata e basata sui fatti.

 

Si può sviluppare il pensiero critico? Esiste un allenamento che ognuno di noi può mettere in pratica per fare proprio questo processo?

Sì, si può sviluppare a qualunque età. Sarebbe bello che questo allenamento facesse parte dell’educazione fin da piccoli, e se a scuola, sin dalle elementari, così come si insegna la matematica e l’italiano, si insegnasse la logica filosofica, che è strumento fondamentale per esprimere un pensiero. La logica insegna a distinguere le fallacie del pensiero e i bias, almeno alcuni di essi, su cui spesso poggiano le nostre opinioni. In ogni caso, il pensiero critico può essere sviluppato a qualunque età: è un esercizio, esattamente come l’esercizio fisico, per cui ciò che davvero conta è un allenamento costante. Oggi siamo spinti a trovare una risposta immediata, quando in realtà i temi che ci troviamo ad affrontare sono complessi e hanno bisogno di conoscenze approfondite. Bisogna fare fatica. Pensiero critico è anche l’essere disposti a fare quella fatica.

 

Secondo lei oggi quanto può essere importante sostenere e incentivare anche nei contesti educativi un approccio didattico che possa agevolare nei bambini e nei ragazzi il pensiero critico?

La scuola e tutte le agenzie educative, come ad esempio la famiglia, ma non solo, dovrebbero essere anche occasioni di dialogo e di dibattito. Dibattere non è una cosa negativa, anzi, aiuta ad accettare le opinioni diverse dalle nostre, e quindi anche a fare educazione civica. L’educazione al pensiero critico è sempre educazione civica, educazione alla democrazia, e credo che in questo momento in particolare sia importante. Ai ragazzi e alle ragazze che frequentano le superiori dico: dovete chiedere ai vostri professori di storia e filosofia di parlare di questo momento, e dovete chiedere di essere ascoltati. I docenti devono aiutare i loro alunni a creare dibattito all’interno della classe sul momento attuale, altrimenti materie fondamentali come storia e filosofia rimarrebbero lettera morta.
Io credo che tutte le agenzie educative debbano sempre creare delle occasioni di interazione e di dibattito, perché il pensiero critico nasce anche al livello pratico. Certo, è importante lo studio individuale, l’idea che ci si fa a partire da sé, ma deve esserci sempre uno spazio dialogico, ed è importante che venga creato, a scuola e in tutte le occasioni di relazione.

 

Che rischi corre la nostra società perdendo di vista questo aspetto? 

Il rischio (ma in realtà sta già accadendo), è quello di polarizzarci, e convincerci che ci siano, di fronte a un tema complesso, due sole posizioni estreme, e di conseguenza etichettare tutti come aderenti all’una o all’altra. In realtà bisogna sempre imparare a problematizzare: ci sono problemi complessi, ci sono sfumature del problema, ci sono aspetti, anche contraddittori, da tenere insieme. La perdita del pensiero critico è anche l’idea che bisogna stare o da una parte o dall’altra, ma questi due estremi spesso non sono vere descrizioni della realtà, ma estremizzazioni dei pregiudizi.

 

C’è un’opera (saggio, romanzo, film, spettacolo teatrale) che consiglierebbe per affinare il pensiero critico?

Vi consiglio due libri, uno degli anni ‘50 e uno contemporaneo.
Il primo è “Vita activa” di Hannah Arendt, in cui l’autrice mette a fuoco una serie di intuizioni su tanti aspetti della vita della nostra società, confutando una serie di pregiudizi. Siamo convinti che tante cose che facciamo in questa società siano naturali, ma non lo sono: sono frutto della cultura e soprattutto dei cambiamenti degli ultimi 150 anni. Hannah Arendt aiuta sempre a vedere le cose da altri punti di vista: la sua forza è sempre stata quella di saper parlare da un punto di vista estremamente divergente rispetto ad altri autori: leggere Hannah Arendt porta sempre a riflettere.
Un altro testo che mi sento di consigliare è “21 lezioni per il XXI secolo”, di Yuval Noah Harari, storico israeliano che risponde a 21 domande, 21 problemi, 21 sfide che ci troviamo e ci troveremo ad affrontare in futuro. Harari non vuole dare delle risposte, ma mostrare i dilemmi che noi viviamo oggi, le situazioni, i fenomeni globali. È un libro del 2018, dove già si parla di una possibile pandemia, che è una cosa che tanti studiosi immaginavano, anche sulla base di ricerche scientifiche che poi le istituzioni hanno ignorato.
Sono due libri che io consiglio spessissimo, che aiutano a rendersi conto di quanto sia complicato questo mondo. Non danno risposte ma spingono, e costringono, quasi, a farsi delle domande: quei punti interrogativi, fondamentali per la costruzione del pensiero critico.