Insieme per la salute: siamo tutti equilibristi

Il 2 maggio nella sede della Chiesa Avventista di Firenze, Cecilia Bartolucci, presidente della Fondazione Comitans, è intervenuta al BarCamp della rete ‘Insieme per la Salute’, per spiegare ai giovani l’importanza del cibo e delle scelte nutrizionali nella vita quotidiana, e gli effetti di queste scelte su salute e ambiente.

Siamo tutti equilibristi. Come bilanciare il
nostro benessere, il cibo e l’ambiente.

Poiché il cibo è fondamentale per la nostra esistenza – ha detto Cecilia – è importante avere consapevolezza del fatto che esso proviene da un sistema complesso che inizia con la produzione e, passando per la lavorazione, la conservazione e il trasporto deve arrivare ad essere accessibile a tutti.

Esso non riguarda solo la sfera dell’alimentazione, ma anche quelle di cultura, religione e piacere.

Il cibo è conoscenza e consapevolezza, è responsabilità nei confronti degli altri e rispetto delle esigenze di ciascuno.

E’ una ricerca di equilibrio tra quello che fa bene a noi e quello che fa bene agli altri e all’ambiente. Attualmente se ne produce a sufficienza nonché troppo in alcune parti del mondo, il 30% viene sprecato, e le eccedenze, quando vengono distribuite, troppo spesso non coprono le necessità nutrizionali di chi le riceve. Inoltre, le periferie dei grandi centri urbani stanno diventando ‘deserti alimentari’, perché vi scarseggiano i negozi di prodotti freschi e supermercati mentre abbondano i fast food, i cui alimenti hanno un alto contenuto calorico a fronte di scarso potere nutrizionale.

Dove e cosa cambiare

Cecilia Bartolucci lo ha spiegato ai ragazzi

  • Cominciamo dalla produzione scegliendo prodotti stagionali piuttosto che di serra e impariamo a conoscere le stagionalità di frutta e ortaggi. Prediligiamo cibi locali, e se mangiamo frutti di importazione che da noi non crescono, scegliamo quelli trasportati via nave, il cui impatto ambientale è molto minore di quello aereo che è altissimo. Mangiare cibi di importazione coltivati in altre aree climatiche ha valore, perché sostiene coloro che lo producono spesso nei paesi a basso reddito.
  • Biologico o convenzionale: sebbene l’agricoltura biologica abbia un impatto ambientale totale minore di quella convenzionale, gli effetti della produzione della carne biologica sui gas serra è invece maggiore, perché la prima usa molto più spazio per ogni capo di bestiame. La soluzione è quindi diminuire il consumo di carne.
  • Cerchiamo l’equilibrio tra cibi sani e buoni: riduciamo zucchero e sale, disinneschiamo le abitudini del gusto.
Qualità o quantità?

Attualmente produciamo e conserviamo il cibo in modo salubre e duraturo, il che comporta meno fame nel mondo. Ma questi cibi hanno meno valore nutrizionale, per cui ne mangiamo di più: una mela del 1940 aveva il valore nutrizionale di tre mele di oggi. Cerchiamo pertanto alimenti riconosciuti anche dai nostri nonni come ad esempio la pagnotta, piuttosto che il pane morbido in cassetta; selezioniamo prodotti con pochi additivi e con ingredienti dai nomi, se non conosciuti, almeno corti e semplici.

Cibo al naturale o trattato?

Il processo di cottura, oltre a consentire di mantenerlo meglio, fa sì che il cibo liberi alcuni nutrienti che altrimenti non potremmo assimilare: il cervello umano ha cominciato ad aumentare di volume quando l’uomo ha imparato a cuocere il cibo.

Cecilia Bartolucci ha concluso dicendo ai ragazzi:

‘Siate curiosi, provate cibi nuovi chiedendovi da dove provengano, o magari preparati seguendo ricette di amici provenienti da altri paesi. Cucinate! Cucinando si impara: a fare la spesa, a conoscere gli alimenti e le culture. Masticate, perché masticando mangiamo di meno; e ascoltate (un po’!) il vostro corpo e di cosa ha bisogno. Iniziate a poco a poco a cambiare le vostre abitudini, cominciando con il proposito di fare un pasto sano al giorno.

Cercare questi equilibri prima ciascuno per sé e poi tutti insieme, ci aiuta a trovare e mantenere un’alimentazione e un ambiente più sani.

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Giorgio, volontario CARITAS

Mi chiamo Giorgio, ho 75 anni. Vengo alla Caritas da circa 2 anni perché sono un pensionato e ho del tempo a disposizione. Mi piace occuparmi di mettere in ordine i prodotti che arrivano e fare in modo che tutto funzioni. Si rivolgono a noi tante donne, non solo straniere. Forse ultimamente devo dire che le italiane mi sembrano aumentate. Mi piace essere cordiale, far sentire le persone a proprio agio. Prima non mi preoccupavo molto di cosa le persone si portassero via, perché ho sempre pensato che era bello che potessero andare via con il sacchetto pieno. Solo ora, da quando Fondazione Comitans ci ha chiesto di usare l’app Nutridono per comporre i pacchi, ci sto davvero guardando dentro. Mi sto rendendo conto che il “cibo spazzatura”, quello per intenderci che tutti dovremmo limitare per rimanere in salute, qui da noi invece abbonda. Io non mi sono mai chiesto perché e adesso invece sono disorientato. Prima ero felice di fare del bene, adesso sono un po’ frustrato perché mi accorgo che non è un bene completo, che si potrebbe fare di più.

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La Caritas diocesana di Roma è un organismo pastorale istituito dal Vescovo al fine di promuovere la carità nelle Parrocchie e nelle comunità in tutte le sue forme. Fondata nel 1979 da monsignor Luigi Di Liegro per volontà del Cardinale vicario Ugo Poletti, la Caritas è espressione dell’impegno della Chiesa di Roma nella testimonianza di solidarietà verso le persone svantaggiate, per lo sviluppo dell’uomo, la giustizia sociale e la pace.
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