Impatto ambientale e allevamenti intensivi

Per promuovere un sistema alimentare più sostenibile e capace di garantire sicurezza alimentare per tutti, è necessario incidere non solo sul cibo prodotto e distribuito, ma anche sulla conoscenza di ciò che portiamo sulle nostre tavole, come consumatori consapevoli.

Nutrizione sana, rispetto dell’ambiente e legalità nella produzione agroalimentare

Quanto incide la produzione di carne sull’ambiente tramite l’utilizzo di allevamenti intensivi? Negli ultimi duecento anni, la produzione e il consumo di carne animale è raddoppiato di quattro volte e con esso anche le conseguenze negative dal punto di vista ambientale.

Si stima che ad oggi, si producono a livello mondiale circa 339 milioni di tonnellate di carne, provenienti esclusivamente da allevamenti intensivi.

Cosa si intende per allevamento intensivo

Il fine ultimo di questa pratica è quello di ottenere il massimo rendimento possibile al minor costo. Ciò si traduce nella nascita di vere e proprie fabbriche di animali in cui ciascuna fase dell’allevamento è automatizzata e standardizzata. Gli animali vivono in pessime condizioni, spesso in gabbia, fatti ingrassare con proteine e antibiotici appositi, senza mai vedere la luce del sole. In questo modo si riducono i costi e si ottimizza la produzione. La carne infatti non è più considerata come un bene di lusso, bensì come un bene comune.

Una visione sistemica

Secondo i dati raccolti da FAO (Biannual Report on Global Food Markets, FAO 2022), circa il 15% dei gas serra a livello mondiale prodotti dall’uomo sono emessi dagli allevamenti intensivi e da tutte le fasi della catena produttiva. Infatti, per calcolare il reale impatto ambientale degli allevamenti intensivi, non basta tenere conto solo delle emissioni prodotte dalla struttura stessa. A queste si aggiungono le emissioni dovute alla produzione di mangimi (che provocano a loro volta deforestazioni e un elevato consumo di acqua), il trasporto e la gestione delle deiezioni degli animali. Si stima che all’anno tale settore produca complessivamente l’equivalente di 704 milioni di tonnellate di CO2. Più di quanto inquini il settore del trasporto.

Tenendo conto di uno studio condotto da Greenpeace nel 2019, circa il 63% della terra arabile europea viene utilizzata per produrre mangime animale. Questa superficie potrebbe essere utilizzata per la coltivazione di alimenti per l’uomo, a partire dalla produzione del grano, riso o patate che richiedono da due a sei volte in meno delle risorse necessarie per la produzione di carne.

Cosa ci aspetta per il futuro?

Sebbene ad oggi si sia più consapevoli delle condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi, si stima che nel 2050 la popolazione mondiale aumenterà e, con essa, anche la domanda globale di carne. Tuttavia, la situazione ambientale è drastica, per cui risulta impensabile dare una spinta aggiuntiva alla produzione di carne.

Per questo motivo, negli ultimi anni, sono molte le aziende e gli scienziati che hanno impiegato risorse e tempo per trovare soluzioni a questo problema. L’alternativa migliore, ad oggi, prevede una graduale riduzione nel consumo di carne e una transizione verso l’alimentazione vegetale o in provetta, che garantirebbe una forte riduzione delle emissioni di gas serra.

Carne vegetale o sintetica

Si è sentito parlare parecchio negli ultimi anni di carne vegetale (o “fake meat”) e carne sintetica. Per molti, queste varianti possono sembrare identiche tra di loro, in realtà vengono prodotte in modo completamente differente. Sono infatti le verdure, legumi e cereali gli ingredienti base della carne vegetale mentre, per quanto riguarda la carne sintetica, essa viene realizzata in laboratorio. Vengono utilizzate cellule animali, le quali sono coltivate in provetta e, riproducendosi, con il tempo producono elevate quantità di carne.

Il business della “fake meat”, la quale simula sia per aspetto, consistenza e sapore, la carne “reale”, è in crescita. Si stima infatti che entro il 2040 il suo valore raggiunga circa 450 miliardi di dollari. Al contrario il mercato della carne sintetica va a rilento, a causa degli elevati costi di produzione che ne rallenta la diffusione. Tuttavia, i risultati sono positivi. Si prevede infatti, che in soli due mesi sia possibile produrre fino a 50.000 tonnellate di carne, prelevando almeno dieci cellule muscolari animali.

Dal punto di vista ambientale, queste alternative rappresentano il futuro e la direzione che il mercato della carne prenderà nei prossimi anni. Nel breve termine, l’impatto ambientale della carne coltivata in laboratorio e di quella vegetale produrrebbe solo il 4% di gas serra e ridurrebbe i consumi energetici di circa il 45%.

Molte aziende stanno lavorando per rendere possibile la diffusione in larga scala di queste alternative. Lo stesso Bill Gates è a sostegno dell’iniziativa e lo ha dimostrato investendo circa 75 milioni di dollari nell’azienda americana “Impossible Foods”.

Fonte: https://energia-luce.it/news/impatto-ambientale-allevamenti-intensivi/

Cibo consapevole

Generare consapevolezza attraverso un percorso di trasformazione e ascolto e rispetto delle necessità dell’ambiente e delle persone. Incoraggiando stili alimentari consapevoli e facilitare sistemi agroalimentari sostenibili, guardiamo al cibo in tutti i suoi aspetti (nutrizionali, economici, socio-culturali, ambientali): Cibo di Valore.

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Giorgio, volontario CARITAS

Mi chiamo Giorgio, ho 75 anni. Vengo alla Caritas da circa 2 anni perché sono un pensionato e ho del tempo a disposizione. Mi piace occuparmi di mettere in ordine i prodotti che arrivano e fare in modo che tutto funzioni. Si rivolgono a noi tante donne, non solo straniere. Forse ultimamente devo dire che le italiane mi sembrano aumentate. Mi piace essere cordiale, far sentire le persone a proprio agio. Prima non mi preoccupavo molto di cosa le persone si portassero via, perché ho sempre pensato che era bello che potessero andare via con il sacchetto pieno. Solo ora, da quando Fondazione Comitans ci ha chiesto di usare l’app Nutridono per comporre i pacchi, ci sto davvero guardando dentro. Mi sto rendendo conto che il “cibo spazzatura”, quello per intenderci che tutti dovremmo limitare per rimanere in salute, qui da noi invece abbonda. Io non mi sono mai chiesto perché e adesso invece sono disorientato. Prima ero felice di fare del bene, adesso sono un po’ frustrato perché mi accorgo che non è un bene completo, che si potrebbe fare di più.

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