Il difficile cammino dell’Agenda 2030

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare molto dell’Agenda 2030. Come è noto, questo piano congiunto di azione globale, sottoscritto nel 2015, doveva costituire “una promessa da parte dei leader a tutte le persone – come disse l’allora segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon – in tutto il mondo, per sradicare la povertà. È un’Agenda per il Pianeta”. Se fino all’anno scorso gli indicatori mostravano progressi più o meno efficaci, rispetto ad ognuno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) individuati dall’Agenda, il 2020 cambierà le carte in tavola. Soprattutto nei primi mesi dell’anno, la pandemia ha reso evidenti le difficoltà e, spesso purtroppo, l’impreparazione dei Paesi a gestire in maniera coordinata problemi globali, come quello rappresentato appunto da COVID-19. Oltre alle sfide in campo sanitario, gli effetti multidimensionali generati dalla pandemia si faranno sentire su più livelli. Il recente rapporto della Bill & Melinda Foundation [1], presentato lo scorso settembre a latere dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha evidenziato come quest’anno, per la prima volta, ci siano state battute d’arresto o addirittura passi indietro nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. “È necessario dare risposte condivise. Non ci possono essere soluzioni nazionali ad una crisi globale”, si legge nel rapporto.

A livello europeo, l’SDG Watch Europe, un’alleanza della società civile europea che monitora l’andamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile a livello europeo, è abbastanza critica sull’attuale modello di misurazione degli obiettivi da parte di Eurostat, che spesso non è in grado di rilevare a fondo le criticità. C’è la tendenza a celebrare anche i più piccoli progressi, ignorando sfide sempre più pressanti come quella dell’aumento dell’impronta ecologica globale o le violazioni dei diritti umani nelle catene di approvvigionamento [2]. L’Unione Europea è l’area del mondo più avanzata rispetto ai livelli degli SDG. Eppure, in Europa, più del 20% della popolazione è a rischio povertà ed esclusione sociale [3]. Il rapporto di SDG Watch sottolinea come, da un lato, COVID-19 abbia reso più evidenti le disuguaglianze socioeconomiche, civili ed ambientali mentre, dall’altro, le misure emergenziali adottate per rispondere alla pandemia stiano rendendo più marcate tali disuguaglianze, soprattutto per le categorie maggiormente vulnerabili come giovani, donne, anziani, persone con disabilità e rifugiati. Per questa ragione, l’SDG Watch invita ad adottare un cambio di paradigma per:
-rendere davvero gli SDG e l’Accordo di Parigi sul clima le linee guida per uscire dalla crisi;
– rafforzare e rendere accessibili a tutti i sistemi di protezione sociale;
– assicurare trasparenza e compartecipazione nelle decisioni politiche relative a COVID-19;
– proteggere la democrazia e i diritti umani e civili.

E in Italia? Anche il Rapporto 2020 sullo stato degli SDG in Italia, presentato da ASVIS ad inizio ottobre, nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile, ha mostrato un arretramento che si innesta su un cammino già in salita: “l’Italia non si trovava neanche prima della pandemia su un sentiero di sviluppo sostenibile”, sostiene Enrico Giovannini, portavoce ASVIS [4]. Nel report annuale si legge: “Tra il 2010 e il 2019 l’Italia migliora in otto Goal: alimentazione e agricoltura sostenibile, salute, educazione, uguaglianza di genere, sistema energetico, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico. Per sei Obiettivi, invece, la situazione peggiora: povertà, acqua, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, ecosistema terrestre e cooperazione internazionale, mentre per i restanti tre (condizioni delle città, ecosistema marino e pace, giustizia e istituzioni solide) la condizione appare sostanzialmente invariata”[5]. Il Rapporto sottolinea, però, anche come tra il 2018-2019 ci sia stata una sostanziale stabilità per dieci degli Obiettivi, tra i quali possiamo citare alimentazione, salute, istruzione e partnership, obiettivi che vedono impegnati anche noi di Comitans.

L’ASVIS ritiene comunque positivi gli orientamenti presi dall’Unione Europea nell’ultimo anno a favore dello sviluppo sostenibile, soprattutto rispetto all’adozione del concetto di “resilienza trasformativa” sviluppato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea[6]. In effetti, la Commissione Europea ha adottato l’Agenda 2030 come riferimento di tutte le politiche europee, in discontinuità con il passato: questo è sicuramente un segnale importante ma andrà monitorato se, oltre alle dichiarazioni di intenti, ci sarà discontinuità anche nelle decisioni politiche e, soprattutto, negli effetti pratici. L’ASVIS invita a costruire una seria strategia di sviluppo sostenibile per l’Italia, che coinvolga governo, ministeri, regioni, enti locali e società civile, allineando agli SDGs la normativa che prevede la relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) nell’ambito del ciclo di bilancio e, in generale, effettuando valutazioni quantitative sull’impatto sugli SDGs dei principali documenti di programmazione e di bilancio.

Affrontare le sfide socioambientali, che sempre più prepotentemente stanno bussando alla nostra porta, implica necessariamente un cambio di paradigma: lo dimostrano i pochi passi avanti fatti finora, a fronte di crisi e problematiche che continuano ad acuirsi. Per rendere davvero sostenibili i risultati raggiunti in un’ottica di lungo periodo, è importante lavorare in maniera complementare, perché le crisi sono sempre più globali e vanno a toccare una molteplicità di ambiti. Basti pensare come la crisi sanitaria che ci troviamo ad affrontare attualmente si stia rapidamente trasformando in crisi economica e sociale, con ricadute sul diritto all’educazione, al lavoro e all’alimentazione.

Per questa ragione, anche a noi di Comitans appare evidente la necessità di mettere a sistema interventi codisegnati, condivisi e coordinati, in un’ottica di trasversalità ed intersettorialità, per generare cambiamenti consapevoli che, come recita il motto dell’Agenda 2030, non lascino nessuno indietro.

BIBLIOGRAFIA E NOTE

[1] “We argue for a collaborative response. There is no such thing as a national solution to a global crises”, Goalkeepers Report 2020, https://www.gatesfoundation.org/goalkeepers/report/2020-report/#GlobalPerspective Vedi anche Effetto Covid-19, si allontana il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile https://www.info-cooperazione.it/2020/09/effetto-covid-19-si-allontana-il-raggiungimento-degli-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/
[2] SDG Watch: il monitoraggio dell’Agenda 2030 dell’Ue ignora sfide fondamentali, https://asvis.it/notizie/2-7679/sdg-watch-il-monitoraggio-dellagenda-2030-dellue-ignora-sfide-fondamentali
[3] Il rapporto cita dati Eurostat che riportano oltre il 30% per paesi come Romania, Bulgaria, Spagna, Italia e Grecia. Time to reach for the moon, p.36,  https://www.sdgwatcheurope.org/report-time-moon/
[4] L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile , Executive Summary di Enrico Giovannini https://asvis.it/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASviS_2020/Executive_Summary_di_Enrico_Giovannini.pdf
[5] Rapporto ASVIS 2020, L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile,  https://asvis.it/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASviS_2020/Report_ASviS_2020_FINAL8ott.pdf
[6] “si parla di resilienza trasformativa come della capacità di un sistema di rimbalzare avanti e non indietro alla posizione precedente la crisi, obiettivo da perseguire solo se il sistema si trovava in una posizione di sviluppo sostenibile”, dal Rapporto ASVIS 2020.

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