Se durante le vacanze vi è capitato di essere ospitati probabilmente avrete sperimentato che è difficile entrare in una casa senza che qualcuno vi offra qualcosa da mangiare: un caffè, della frutta, un dolce, qualcosa preparato in casa. Dietro questo gesto apparentemente quotidiano si nasconde un significato antico: offrire cibo significa accogliere, condividere ciò che si ha, creare una relazione.
Lo raccontava già Ovidio, più di duemila anni fa, nelle Metamorfosi, attraverso il mito di Filemone e Bauci. Giove e Mercurio, sotto sembianze umane, giungono in Frigia in cerca di ospitalità. Dopo essere stati respinti da tutti, trovano finalmente aperta la porta della modesta casa di due anziani coniugi. Filemone e Bauci hanno poco, ma mettono a disposizione degli sconosciuti tutto ciò che possiedono e preparano per loro una tavola semplice, offrendo olive, verdure, formaggio, uova, frutta, miele e vino. Nel mondo antico, del resto, il legame tra cibo, persone e ciò che rendeva possibile produrlo emergeva in molti gesti. Nell’antica Grecia, ad esempio, prima di bere il vino se ne poteva versare una parte in offerta agli dèi: la spondē, la libagione. In culture e forme diverse, offrire, condividere o restituire simbolicamente una parte del cibo serviva a ricordare che ciò che si mangiava non esisteva isolatamente, ma era parte di una rete di relazioni.
Il cibo, in fondo, non appartiene mai soltanto a chi lo mangia.
Questa rete esiste ancora oggi, anche se è diventata molto più complessa e spesso meno visibile. Dietro ogni alimento ci sono un terreno e delle risorse naturali, acqua ed energia, persone che lo hanno coltivato, allevato o trasformato, un territorio e una filiera che lo hanno portato fino alla nostra tavola. Ci sono poi tradizioni, conoscenze, ricordi e persone con cui scegliamo di condividerlo.
Non è un caso che la stessa parola “dieta” derivi dal greco diaita, “modo di vivere”. Così, la Dieta Mediterranea è riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità non soltanto per gli alimenti che la caratterizzano, ma per l’insieme di conoscenze, pratiche, rituali, tradizioni e momenti di condivisione che la compongono. Mangiare insieme rappresenta infatti un momento di scambio, comunicazione e costruzione dell’identità delle comunità.
Riconoscere questa rete significa riscoprire il valore connesso del cibo: comprendere da dove viene ciò che mangiamo, chi e come lo ha prodotto e quali risorse sono state necessarie per portarlo fino alla nostra tavola. Non solo, conoscere queste connessioni ci aiuta anche a scegliere in modo più consapevole. Significa prestare attenzione alla provenienza e alla stagionalità, saper leggere un’etichetta, variare ciò che mettiamo nel piatto, dedicare tempo al pasto e riscoprire il valore della convivialità.
Le culture del passato non avevano etichette o sistemi di tracciabilità come quelli di oggi, ma attraverso gesti e racconti rendevano visibile qualcosa che rischiamo di dimenticare: dietro ciò che mangiamo c’è molto più di ciò che vediamo nel piatto.
Dieta Mediterranea – Unesco Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco
