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I primi 6 mesi del progetto Primi Mille Giorni - Fondazione Comitans ETS

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I primi 6 mesi del progetto Primi Mille Giorni

Fondazione Comitans è nata con lo scopo di affrontare sfide sociali promuovendo scambi di valori e conoscenza legati ad una visione globale, sistemica ed integrata dell’essere umano e dell’ambiente.       
Come prima grande sfida, abbiamo deciso di dedicarci a quella dell’alimentazione e nutrizione nei primi mille giorni di vita.

Sempre più spesso sentiamo parlare dell’incredibile finestra di opportunità che costituisce il periodo che va dal concepimento fino al compimento dei due anni di età, per la costruzione del benessere psicofisico dell’individuo. In effetti, l’ambiente in cui un essere umano è concepito, nasce e si sviluppa, è in grado di incidere e modificare il comportamento dei geni stessi, come ci dimostra l’epigenetica.

Diventa cruciale che entrambi i genitori, in particolare i più giovani, siano consapevoli di questo e possano essere aiutati a concentrarsi su tre aspetti fondamentali: l’adozione di stili di vita sani con pratica di esercizio fisico, una riduzione dei fattori di stress di vario tipo (emozionali, chimici, biologici) ed un’alimentazione corretta per favorire lo sviluppo ottimale dei bambini, ancor di più nelle fasi iniziali dell’infanzia. E questo senza lasciare indietro quelle famiglie che vivono situazioni di fragilità, sempre più comuni nell’attuale crisi globale.

Il 26 novembre 2020, con l’evento online Intrecciamo i nostri saperi, abbiamo avuto il piacere di ascoltare personalità provenienti da diversi ambiti della ricerca, del sociale e del settore agroalimentare, con cui abbiamo cominciato ad affrontare le complessità legate ad una dieta sana e sostenibile, alla produzione e distribuzione, nonché allo spreco, del cibo. Nel mese di dicembre, abbiamo avuto un nuovo incontro, in cui abbiamo presentato più in dettaglio i temi del Progetto Primi Mille Giorni e raccolto le adesioni dei partner interessati a collaborare e mettersi in gioco sulle 3 sfere proposte:

 

  • quella del sociale, per incentivare con mamme, bambini ed operatori del settore, la promozione di una corretta alimentazione e nutrizione attraverso un percorso di informazione, educazione ed empowerment;
  • quella della ricerca, attraverso progetti di ricerca scientifica sul microbioma umano e su quello del suolo, rafforzando il dialogo tra ricercatori e società;
  • quella dell’agroalimentare, rivolgendo l’attenzione al tema della produzione e distribuzione alimentare, dialogando con aziende che abbiano un approccio sostenibile alle risorse ambientali ed agevolando la messa in rete delle conoscenze per stimolare l’acquisizione di una maggiore consapevolezza circa il valore nutrizionale del cibo.

 

 

Dal mese di gennaio 2021, siamo entrati in un dialogo continuo e scambio di conoscenze con i nostri partner con i quali stanno prendendo vita diverse coprogettazioni. Abbiamo già attivato una borsa di dottorato di ricerca per indagare l’impatto dei determinanti pre e post-natali nell’evoluzione e modulazione del microbiota intestinale infantile nei primi mille giorni. Inoltre, con i partner della ricerca e del sociale, abbiamo cominciato a disegnare interventi di ricerca quali-quantitativa sui temi della nutrizione, alimentazione e distribuzione di pacchi alimentari a famiglie e mamme in difficoltà, con l’intento di fotografare la situazione attuale prima di avviare interventi successivi. Parallelamente, stiamo cercando fondi per attivare percorsi di formazione sia con gli operatori del sociale che con le famiglie in situazioni di fragilità sui temi dell’alimentazione e degli stili di vita.

Queste prime attività ci permetteranno di andare poi a dialogare con il settore agroalimentare, creando un circolo virtuoso con le famiglie/consumatori e favorendo la consapevolezza dell’importanza di una produzione e distribuzione di alimenti che provengano da un’attenzione alla terra e all’ambiente e che siano di alto valore nutrizionale.

In questi primi sei mesi di progetto, siamo riusciti a gettare le basi di una co-progettazione ampia. Grazie alla molteplicità di partner ed all’eterogeneità delle loro esperienze, stiamo costruendo una rete di conoscenze e proposte che si arricchiscono e contaminano positivamente, sia negli incontri in plenaria che all’interno dei sottogruppi. Un percorso fatto non solo di ricerca e attività ma anche di dialogo.

Proprio per questo, dalle riflessioni e dal confronto nato attorno al tema del cibo, insieme ai nostri partner, siamo arrivati ad individuare le caratteristiche che consideriamo importanti perché un cibo possa essere considerato “cibo di valore“, ovvero, che sia un cibo di qualità, consapevole, accessibile, inclusivo, adeguato, sostenibile, connesso e circolare. Tra queste caratteristiche, ritroviamo sia aspetti che normalmente si accompagnano alla definizione di “cibo sano”, sia nuove componenti, legate non solo al consumo, produzione e distribuzione, ma anche a fattori sociali, culturali, ambientali che spesso non vengono esplicitati totalmente.

Siamo convinti che la realtà odierna, in cui attori diversi intervengono su più scenari in presenza di problematiche numerose e sempre più interconnesse, renda necessario un approccio di sistema che permetta di analizzare ed intervenire sul presente ma guardando sempre al futuro.

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Giorgio, volontario CARITAS

Mi chiamo Giorgio, ho 75 anni. Vengo alla Caritas da circa 2 anni perché sono un pensionato e ho del tempo a disposizione. Mi piace occuparmi di mettere in ordine i prodotti che arrivano e fare in modo che tutto funzioni. Si rivolgono a noi tante donne, non solo straniere. Forse ultimamente devo dire che le italiane mi sembrano aumentate. Mi piace essere cordiale, far sentire le persone a proprio agio. Prima non mi preoccupavo molto di cosa le persone si portassero via, perché ho sempre pensato che era bello che potessero andare via con il sacchetto pieno. Solo ora, da quando Fondazione Comitans ci ha chiesto di usare l’app Nutridono per comporre i pacchi, ci sto davvero guardando dentro. Mi sto rendendo conto che il “cibo spazzatura”, quello per intenderci che tutti dovremmo limitare per rimanere in salute, qui da noi invece abbonda. Io non mi sono mai chiesto perché e adesso invece sono disorientato. Prima ero felice di fare del bene, adesso sono un po’ frustrato perché mi accorgo che non è un bene completo, che si potrebbe fare di più.

Angela e l’emporio solidale

Mi chiamo Angela, vivo a Roma nel quartiere Tor Bella Monaca. Ho due figli, Andrea di 10 anni e Luca di 1. Mio marito ha un lavoro saltuario, fa il muratore in una ditta che lo chiama quando c’è bisogno e io faccio le pulizie tutte le mattine da una signora alla Garbatella. Purtroppo con tutte le spese, l’affitto e il costo della vita, spesso alla fine del mese i soldi sono finiti e sono costretta a rivolgermi alla Caritas. All’inizio mi vergognavo molto, ma il bene dei miei figli mi ha fatto andare oltre. All’emporio solidale poi è come fare la spesa in un piccolo supermercato, solo che al posto che pagare con i soldi uso una tessera a punti. È meno umiliante di una mensa e non mi fa sentire tanto diversa da una mamma che va a fare la spesa. Andrea si diverte molto a capire con i punti che abbiamo a disposizione che cosa riusciamo a prendere dagli scaffali. Merendine e biscotti, quelli sono sempre in abbondanza e li porti via con pochi punti, ma non posso mettere a tavola merendine o panettoni (dopo Natale i panettoni riempiono tutti gli scaffali!). Sono molto grata per l’aiuto che l’emporio mi dà, ma certo se potessi scegliere non sono queste le cose che vorrei mettere nel carrello: l’olio non c’è quasi mai, e quando c’è costa davvero tanti punti, e allora devo preferire altro, ma anche i cereali ci sono pochissimo o i legumi. Fresco e verdure? No, quelle non le ho mai viste, credo proprio che non sia possibile averle!

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Attualmente non esistono dati oggettivi e certi sulla qualità nutrizionale e sull'adeguatezza degli alimenti forniti dalle organizzazioni caritative. I volontari intervistati, tra i partner della Fondazione Comitans ETS, hanno sottolineato la mancanza generale di cibo nutrizionalmente appropriato per madri e neonati e in generale per famiglie con bambini piccoli. Esattamente quel gruppo di individui che maggiormente necessiterebbe di una nutrizione sana, anche per diminuire il rischio dello sviluppo futuro di malattie non trasmissibili (malattie cardiovascolari, diabete, cancro tra le più comuni).

Approfondimento 01

Esiste una correlazione diretta tra povertà, insicurezza alimentare e il triplice onere della malnutrizione (denutrizione, carenza di micronutrienti e overnutrizione) tuttavia mancano dati specifici, in particolare per quanto riguarda i bambini europei. Le prove hanno dimostrato che l'origine evolutiva di molte malattie croniche non trasmissibili si trova nel periodo che va dal concepimento al secondo compleanno. È un periodo critico per la crescita e lo sviluppo: gli interventi durante questo periodo possono avere il maggiore impatto positivo sui risultati sanitari a breve, medio e lungo termine, mentre le carenze nutrizionali possono esercitare i loro effetti più devastanti. L'alimentazione è un fattore ambientale fondamentale che ha un impatto sulla salute può essere controllato, a condizione che siano disponibili e accessibili alimenti sani, nutrienti e adeguati.

Caritas diocesana di Roma

La Caritas diocesana di Roma è un organismo pastorale istituito dal Vescovo al fine di promuovere la carità nelle Parrocchie e nelle comunità in tutte le sue forme. Fondata nel 1979 da monsignor Luigi Di Liegro per volontà del Cardinale vicario Ugo Poletti, la Caritas è espressione dell’impegno della Chiesa di Roma nella testimonianza di solidarietà verso le persone svantaggiate, per lo sviluppo dell’uomo, la giustizia sociale e la pace.
L’opera pastorale che la Caritas di Roma svolge nell’ambito degli aspetti della carità e della promozione umana si esplica in animazione, coordinamento, assistenza diretta e formazione.