Nell’ultimo decennio la ricerca ha mostrato che, anche senza apportare direttamente modifiche alla sequenza del DNA, si può cambiare il comportamento dei geni, tramite alterazioni che avvengono attorno al DNA stesso. Queste alterazioni sono stimolate da fattori ambientali e agiscono attraverso l’attivazione o l’inibizione di geni. Si tratta di processi epigenetici (epigenetica=sopra/accanto alla genetica). Il nuovo concetto dell’epigenetica ha cambiato un paradigma importante, mostrando che il DNA è vulnerabile, modificabile da fattori ambientali, e che tali modifiche possono essere durature e addirittura possono essere trasmesse alle successive generazioni.

Già durante il periodo periconcezionale (da 1 mese prima del concepimento fino al terzo mese di gravidanza) vari fattori ambientali ai quali è esposta la mamma, tra cui quelli nutrizionali, possono avere un impatto sull’epigenoma del bambino nell’utero. Appena 48 ore dopo la fertilizzazione avvengono i primi processi di “rimodellamento” del DNA ereditato dalla mamma e dal papà, attraverso reazioni di eliminazione e di riformazione delle alterazioni epigenetiche.

Un altro importante, nuovo aspetto dell’essere umano è stato studiato negli ultimi dieci anni: il microbioma intestinale. Si tratta della totalità dei microorganismi, batteri, virus e funghi, compreso il loro patrimonio genetico collettivo, presenti nel tratto gastrointestinale: 100 trilioni di microorganismi, che codificano 3 milioni di geni (il genoma umano consiste di “solo” 23.000 geni) e producono migliaia di metaboliti che influenzano la salute e il benessere dell’ospite, ossia noi.

Come le impronte digitali, il microbioma è unico per ogni individuo.

Pur non sapendo ancora bene cosa costituisca un microbioma sano, i ricercatori sono certi che la presenza di un’ampia varietà di microorganismi contribuisca al benessere, mentre una bassa diversità è collegata a uno stato di salute negativo. Nel bambino la diversità del microbioma aumenta dal giorno 0 fino al giorno 1000 di vita, raggiungendo un picco tra gli uno e i tre anni, e rimanendo poi generalmente stabile per il resto della vita. Anche in questo caso i primi 1000 giorni rappresentano una importante opportunità di azione privilegiando, quando possibile, un parto naturale e intervenendo sulla nutrizione materna, neonatale e infantile.

Oggi si sa che le funzioni immunitarie e metaboliche sono influenzate dal microbioma, ma ulteriori ricerche sono necessarie per capire come avvengono perturbazioni nello sviluppo di un microbioma normale e come queste perturbazioni siano associate a malattie, spesso croniche per esempio fibrosi cistica, asma, allergie, obesità, diabete etc.

Sicuramente però una dieta altamente diversificata e sana influenza positivamente la diversità del microbioma, ponendo le basi per una vita in salute e benessere. E poiché bambini sani nascono da mamme sane, è importante mettere ambedue al centro del nostro progetto.