Cibo di valore: inclusivo e comunicabile

 Il diritto al cibo è questione annosa e a rischio di facile retorica, ma diritto al cibo significa che il cibo deve essere inclusivo. Ne parla nel podcast Alfio di Mambro, psicologo antropologo, della Fondazione Archè, nostro partner del progetto Primi Mille Giorni: Ascoltalo qui.

Noi, il cibo e l’ambiente: un equilibrio da ricreare

Cosa significa cibo di valore? Significa cibo inclusivo, disponibile per tutti e economicamente accessibile. Cibo inclusivo significa anche cibo comunicabile poiché è urgente considerare l’alimentazione un elemento fondamentale allo sviluppo dell’individuo e della società. L’informazione sul concetto di cibo di valore, cibo sano e salutare per tutti, deve essere dunque essa stessa inclusiva.

Il cibo, nel suo aspetto psicologico e antropologico, è parte integrante della mission della Fondazione Arché, che sostiene i diritti di mamme e bambini e delle persone con disagio. La collaborazione con Fondazione Comitans e il suo approccio verso l’integrazione delle discipline, offrono ad Arché l’opportunità di accedere all’informazione integrata con gli aspetti scientifici, importanti proprio in funzione del lavoro con le mamme e bambini.

Nelle case di accoglienza le figure professionali hanno bisogno di informazioni sul cibo di valore per potere agire in ambito culturale e educativo. Il cibo, se inclusivo, è commerciabile e conosciuto da tutti.

Occorre tradurre in linguaggio quanto riscontrato nei laboratori di ricerca scientifica: il cibo ha una forte connotazione culturale, ma gli aspetti scientifici sono difficili da comunicare, perché si scontrano con aspetti antropologici, culturali, ideologici, anche variabili secondo le mode e le diverse tendenze. Quindi è fondamentale la modalità di divulgazione delle conoscenze scientifiche.

Il cibo è tradizione e relazione

Il cibo, così legato a tradizioni e condivisione, diventa linguaggio di forte potere simbolico, ed è anche strettamente legato alle dinamiche relazionali.

Un ragazzo cinese di seconda generazione è affetto da grave obesità perché si rifiuta di mangiare il cibo tradizionale della sua famiglia, e si nutre solo di prodotti di Mac Donalds. Il suo è un atteggiamento di rottura nei confronti della tradizione familiare, e mostra sia come il cibo possa entrare in un conflitto interculturale che può arrivare a generare una patologia, sia come esso sia legato alle dinamiche relazionali.

Arché sostiene che curando l’alimentazione sia possibile curare le relazioni nelle comunità, per cui ritiene che la corretta informazione sul cibo sia un requisito fondamentale, nonostante questo aspetto non venga mai preso in considerazione dagli enti pubblici e finanziatori con i quali Archè collabora.

Il costo del cibo inclusivo

Come valutare l’impatto e il costo di un’alimentazione scorretta sulla salute? Con linguaggio comprensibile, quindi mediante un lavoro specifico, bisogna proporre realtà diverse e spiegare i vantaggi a medio e lungo termine del cibo di valore. E’ un progetto importante che richiede un lavoro strutturale ben delineato, perché non è facile indurre le persone a cambiare stile di vita, a smettere di mangiare alimenti apprezzati che fanno male e a mangiarne altri meno attraenti che fanno bene.

Cosa facciamo

Il lavoro di Comitans è importante perché, con competenze diverse, spinge verso l’integrazione degli aspetti educativi, psicologici, antropologici, biologici e medici: è una bella esperienza generativa ed è la speranza di un lavoro propedeutico per l’attivazione di progetti sul territorio e per le famiglie delle quali si occupa Arché.

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