La Fondazione Comitans ha partecipato alla XXV edizione dell’Alcohol Prevention Day (APD), tenutasi il 16 aprile 2026 presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) di Roma. Un appuntamento di grande rilievo scientifico e istituzionale, promosso dall’Osservatorio Nazionale Alcol in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Alcologia, Eurocare Italia e AICAT, che ha riunito ricercatori, decisori pubblici, professionisti sanitari e rappresentanti del terzo settore attorno alle più recenti evidenze sui rischi alcol-correlati.
I dati del Sistema di Monitoraggio Alcol (SISMA) dell’ISS fotografano una situazione allarmante. Circa 8,2 milioni di italiani consumano alcol a livelli tali da aumentare il rischio di patologie gravi — cirrosi epatica, malattie cardiovascolari, tumori — con 580 mila minori tra gli 11 e i 17 anni nella fascia più a rischio. La prevalenza di questo profilo di consumatore a rischio rimane stabile da oltre un decennio, segnale inequivocabile dell’insufficienza delle misure finora adottate.
Il 2024 ha registrato valori record per il binge drinking: 4,45 milioni di persone, con un incremento decennale del 24% tra gli uomini e dell’84% tra le donne, con picchi nella fascia 18-24 anni. Altrettanto critico il dato sui danni d’organo: 730 mila persone già colpite, di cui oltre il 90% senza alcun accesso ai trattamenti del Servizio Sanitario Nazionale — un gap assistenziale che rappresenta una delle più gravi criticità sistemiche emerse nel corso della giornata. A destare ulteriore preoccupazione è l’accelerazione del consumo tra i gruppi identificati dall’OMS come più vulnerabili: donne, minori, giovani e anziani.
Sul piano scientifico, emerge con forza un cambio di paradigma: non esistono livelli di consumo alcolico privi di rischio. Il Codice Europeo contro il Cancro inserisce ormai l’alcol tra i fattori da evitare, e le più recenti linee guida europee confermano questa posizione anche per dosi minime. Persino il modello della dieta mediterranea è oggetto di revisione critica: il vino non può più essere annoverato tra i suoi elementi costitutivi.
Tradurre queste evidenze in politiche efficaci — dalla tassazione alla comunicazione del rischio — rimane la sfida prioritaria. La comunicazione pubblica sconta ancora forti ambiguità, anche tra i professionisti sanitari, a causa della radicata cultura del consumo. Nel frattempo, l’Italia non ha ancora raggiunto gli obiettivi intermedi dell’Agenda ONU 2030 per la riduzione del consumo dannoso di alcol: un ritardo che rende urgente un salto di qualità nelle strategie di prevenzione integrate.
https://www.iss.it/-/giornata-per-la-prevenzione-dell-abuso-di-alcol-2026
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